• Italiano
  • English
  • Française
Massimiliano Clausi - ON THE RUN: LA FUGA DEI PROFUGHI KAREN

Born in Genoa in 1979, Massimiliano Clausi began working as a photojournalist in 2006. In the same year his photo reportage “Calais, the last dream” won the Canon Young Photographers’ Prize. His interest in humanitarian and social issues has taken him to Kosovo, Turkey, Romania, Belarus, Thailand, India, and Burma. His photo reports have been published in “D la Repubblica delle Donne”, “L’Espresso”, “Himal South Asian” and “Courier International”.
His photographic series “On the run”, documents the fight for survival of the Karen people, a struggle that has been going on since 1948, the year when what is now Burma won its independence from the British Empire. The oldest ethnic group in this nation, the Karen today occupy a narrow strip of land in the forests of north east Burma along the Thai border; the increasingly fragile existence of their territory is protected by the Karen National Liberation Army.

Dal 1948, anno di indipendenza dall' Impero britannico dell'attuale Birmania, i Karen hanno lottato per la propria sopravvivenza. La più antica etnia sul suolo birmano, i Karen occupano oggi una sottile striscia di terra che corre lungo il confine thailandese nelle foreste del nord-est, la cui sempre più fragile esistenza è protetta dal Karen National Liberation Army (KNLA). Su una popolazione complessiva di circa 7 milioni di persone, si calcola che circa 1 milione di contadini Karen sia stato costretto ad abbandonare le proprie abitazioni sotto la minaccia delle armi e dei lavori forzati dell'esercito birmano. Mentre la giunta militare birmana (SPDC) incassa i finanziamenti cinesi e rimpolpa le fila delle proprie truppe per sferrare l' attacco finale ai territori Karen, un flusso ininterrotto di contadini attraversa il confine thailandese andando ad affollare campi profughi che assumono sempre più l'aspetto di piccole città. Il caso più eclatante è di certo rappresentato da Mae La, nato nel 1984 e da allora cresciuto senza sosta fino a raggiungere i 240 ettari di estensione e i 50.000 abitanti odierni. In luoghi come questo i profughi, in maggioranza schiacciante di etnia Karen, rimangono bloccati dalle leggi imposte dal governo thailandese, che, spaventato dall'ingente flusso migratorio e dalle conseguenze politiche di un suo riconoscimento ufficiale, li mantiene in un limbo di indeterminatezza, separati dal resto del paese, in questo più simili a prigionieri che a individui bisognosi di aiuto. Nonostante i controlli delle autorità, sono molti i Karen che riescono a raggiungere Mae Sot, cittadina thailandese sul fiume Moei che segna il confine con la Birmania, soprattutto per ricevere assistenza sanitaria presso la clinica della Dottoressa Cyntia Maung, già in passato candidata al Premio Nobel per la Pace. Fondata nel 1988 in seguito al grande flusso di profughi seguente alla repressione delle proteste studentesche di Rangoon, la clinica oggi serve un bacino di circa 150.000 pazienti. Tra di essi vi sono famiglie Karen che si avventurano in viaggi di settimane per curare i propri neonati e le vittime delle mine anti-uomo piazzate dall'esercito birmano attorno ai villaggi. Una stabile comunità di circa 30 famiglie si è invece insediata nella discarica comunale di Mae Sot dove si mantiene raccogliendo rifiuti per il riciclaggio. Per loro le ultime speranze di un ritorno verso i propri villaggi sembrano essersi definitivamente infrante il 14 Febbraio 2008, quando Pado Mahn Sha, leader dell'ala moderata del Karen National Union, è stato assassinato nella propria abitazione di Mae Sot.

Cristina Scalabrini lavora nel mondo dell’editoria. A tempo perso intraprende progetti fotografici autonomi o in collaborazione con la Macelleria dei Perdenti. “Come cani nell’acqua” è un’esplorazione onirica del mondo animale in una serie di immagini scattate sott’acqua. Stampe 40x50 ai sali d’argento, montate su alluminio.
 
Back